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Il colpevole? Crozza

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Quanti guai ha fatto Crozza! Soprattutto con la sua imitazione di Bersani. L'ha convinto dell'efficacia di un certo linguaggio verso il grande pubblico. E adesso l'imitato si atteggia ad imitatore. La statua prova ad animarsi, a trasformarsi in scultore. Solo che dal "pettinare le bambole" e "smacchiare i giaguari" si passa di colpo a "li sbraniamo". 

Dalla simpatia alla compassione il passo è immediato.

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Vita e racconto. E rappresentazione

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Splendido film The Words. Quanto mai adatto a questi tempi e frangenti. Con grande efficacia Marzia Gandolfi l'ha recensito: «se esiste un solo modo di vivere una vita, ne esistono almeno tre per raccontarla, suggerisce The Words, seguendo parallelamente quella reale e quella finzionale, quella creata e quella rubata, quella navigata e quella naufragata». 

Anni fa sullo stesso problema Guy Debord, da vero profeta, suggerì che «tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione» e che ai tempi nostri «nel mondo realmente rovesciato il vero è un momento del falso»

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Tradizione

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Ogni tanto nello strapaese moderno, nel frastuono di stereo a palla, tra i gas di auto e moto, si invoca. si celebra la tradizione. Che importa se si mischia spiritualità e consumismo, tamburelli e reggae, dialetto e slang americano. In genere, incomprensibili alla stragrande maggioranza dei festanti, quando non agli stessi improvvisati cantori. E che importa se oggi a dimenarsi stanno ragazzine discinte, assistite da amorevoli madri. Tutte intente a celebrare la famiglia del tempo che fu: quando un padre-padrone, all'ombra di un pagliaio o alla luce di un falò, magari vendeva assieme pecore e figli al mercante o al feudatario di turno.

Per capire, vale la pena di rifarsi a Furio Jesi, storico, morto giovanissimo, nel 1980, a 38 anni ma già autore di studi oggi ancor più preziosi. Egli parlò di «idee senza parole», a proposito di un linguaggio «che presume di poter dire veramente, dunque dire e al tempo stesso celare nella sfera segreta del simbolo, facendo a meno delle parole, o meglio trascurando di preoccuparsi troppo di simboli modesti come le parole che non siano parole d'ordine. Di qui la disinvoltura nell'uso di stereotipi, frasi fatte, locuzioni ricorrenti; non si tratta solo di povertà culturale, di vocabolario oggettivamente limitato per ragioni di ignoranza: ciò che conta è la circolazione chiusa del “segreto“ - miti e riti - che il parlante ha in comune con gli ascoltatori, che tutti i partecipanti all'assemblea o al collettivo hanno in comune». 

Tradizione, appunto. Di che, di cosa? Chissà

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Antipolitica?

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Elezioni. Boom di simboli: 215 richieste presentate al Viminale, rispetto alle 181 del 2008. E quasi tutte evidenziano un nome, il proprio. Alla faccia dell'antipolitica. Se la si odia tanto perché le si dona se stessi? perché si vuole marchiarla con la propria immagine? Non si ha paura di sporcarsi?

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L'incombenza del "mamozio"

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Il "mamozio" incombe e il frastuono più assordante miracolosamente diviene silenzio, assoluta mancanza di risposte

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Presidenzialismo all'italiana

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Napolitano, ovvero il presidenzialismo all'italiana. Per collasso dei partiti e della cosiddetta "Seconda Repubblica"

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Birilli

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Birilli
Bossi, Berlusconi Di Pietro: simul stabunt, vel simul cadent. Come birilli trascinano nella loro caduta la Seconda Repubblica. Monti e l'euro fanno strike.
Verificare come e perché Rifondazione comunista, nata con il I congresso nel dicembre 1991, non abbia anticipato eventi e processo con il terremoto, screziato d'arcobaleno, del 2008.