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L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UN CATACLISMA DA SAPER GOVERNARE

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 L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE È UN CATACLISMA DA SAPER GOVERNARE

 (pubblicato sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», 20 agosto 2023)

Covid e aggressione all’Ucraina hanno scatenato ansie e tremori. A testimoniarlo stanno estremizzazioni politiche e derive culturali di intensità e latitudine inusitate. Incredibile poi la ricerca affannosa nel passato di profezie illuminanti, a conferma quasi dell'imbocco in derive ultime. Specie sui social è stato tutto un interrogare e confondere sacro e profano, Apocalisse e Nostradamus, i Maya e Baba Vanga ecc. 

Nulla di paragonabile a quanto si sta scatenando con l’Intelligenza Artificiale (AI) e le sue ultime App e promesse: da ChatGPT a DreamStudio, Mubert, Descript, Bard ecc. Laboratori di chiara fama, think-tank blasonati e riviste prestigiose fanno a gara nel cercare di rispondere agli interrogativi sul futuro scoperchiati da queste ultime diavolerie. E la gamma delle risposte spazia dalle distopie più raccapriccianti a futuri luminosissimi. Non era mai accaduto nella storia che una qualche radicale innovazione fosse accompagnata da un tentativo così ampio di conoscerne e padroneggiarne le ricadute. Dall’«Economist» a «Foreign Affairs» è tutto un fiorire di scenari fino a poco tempo fa inimmaginabili. Nel lungo periodo si vede messo in discussione il genere umano. Nel breve – insomma, a dieci anni – si vedono ospedali e compagnie aeree regolati da algoritmi, aule di giustizia popolate di schermi in reciproco confronto, livelli di produttività stratosferici, terroristi davvero invisibili, tribune politiche sequestrate da sequenze di codici. Infine, masse di colletti bianchi senza più lavoro.

Mai era accaduto che contemporaneamente la panoplia complessiva delle istituzioni, nazionali e sovranazionali, entrasse in ebollizione per provare a indirizzare e regolare i prevedibili sviluppi di questo Bing Bang: una rivoluzione destinata a mutare e rimodellare il mondo, la politica, l’economia e la società tutta. E così il G7 a Hiroshima ha appena lanciato un forum dedicato all’armonizzazione delle varie regolazioni, il Parlamento europeo ha approvato un “IA Act” volto ad iniziare a normare l’universo dell’intelligenza artificiale. Antonio Guterrez alle Nazioni Unite non è stato fermo chiedendo l’istituzione di un osservatorio globale. In ogni paese, USA E Cina in primis, si stanno attivando agende simili.

Unica la preoccupazione che muove questi primi approcci: è in atto un vero e proprio sisma nella struttura del potere globale , un terremoto che minaccia direttamente il ruolo dello Stato come attore centrale della politica mondiale. Per provare a regolare gli sviluppi dell’AI non si possono non coinvolgere gli attori scientifici ed economici scesi in campo con queste innovazioni radicali: dagli scienziati che modellano questo nostro futuro alle transnational corporations che lo maneggiano e spingono. Illusorio è pensare di padroneggiare questo rivolgimento all'ombra delle abituali forme di governo. nazionali o sovranazionali. È tempo di 'governance' globale ovvero di quella forma di regolazione in cui alle sedi della sovranità tradizionale si affiancano scienza ed economia, in cui l'esercizio del potere à condiviso da molti, esercitato a più livelli attraverso vari meccanismi di controllo e indirizzo. Forte è perciò il rischio di un ritorno alle oligarchie di un tempo, a egemonie di ottimati, dei 'migliori', al trionfo delle diseguaglianze.

In altri tempi, sul finire della II guerra mondiale, abbiamo conosciuto con Roosevelt il passaggio dalla "libertà di" (di pensiero, organizzazione ecc.) alla "libertà da" (dalla paura, dal bisogno). Un passaggio fondamentale, in cui la libertà, ricercata necessariamente per tutti, ha preso a mescolarsi concretamente con l'eguaglianza. 

Oggi per padroneggiare l'AI dobbiamo continuare su quella strada, varcando altre soglie: dominare paure e bisogni non imposti da altri, ma che sono frutto delle nostre stesse mani, del nostro stesso ingegno. Oggi più che mai la democrazia è chiamata ad inverarsi nella sua autentica radice, a non negare se stessa: come governo innanzitutto degli ultimi.

 

Isidoro Davide Mortellaro