Stampa

Chi sta modificando l'articolo 11?

on . Posted in Articoli

pubblicato su «il manifesto» del 18-10-2002

D'Alema teorizza l'inattualità dell'articolo 11 della costituzione, che ripudia la guerra. Intanto alla camera la commissione affari costituzionali sta già esaminando una riforma di quella norma che ci metterebbe fuori dall'Europa o dagli organismi internazionali. Presentata dalla Lega

Quando il 3 dicembre 1946, nella prima sottocommissione dell'Assemblea Costituente, iniziarono l'esame e la discussione di quello che sarebbe divenuto l'articolo 11 della Costituzione, da alcuni settori si mise in dubbio l'opportunità di solennizzare nella Carta scelte e principi quali quelli relativi a limitazioni di sovranità a favore di ordinamenti sovranazionali. Alcuni Costituenti li ritenevano più propri dei classici trattati internazionali. Quelle obiezioni furono esaminate e respinte. E sull'onda della Carta delle Nationi Unite, in concerto con scelte analoghe compiute in quel torno di tempo in tanti altri paesi, si andò avanti nella formulazione e nell'approvazione di quell'articolo. Fu una rivoluzione. Si affermò allora un'altra idea della sovranità. Non più chiusa in una illusoria onnipotenza, al di qua dei propri confini, dietro frontiere nazionali frantumate più volte da catastrofi mondiali e dissolte definitivamente dall'atomica. Ci si affacciò al mondo, provando, assieme ad altri, a metter mano ad un progetto di trasformazione su scala globale. Un'altra Italia, «fondata sul lavoro» e sulla «effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese» (articoli 1 e 3), veniva indissolubilmente legata al tentativo di rimetter mano al mondo, ad«un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni» (articolo 11). Per rifare gli italiani si affermava il bisogno di muoversi al di là dei confini abituali del paese e della politica, grazie a nuove «organizzazioni internazionali». Su questo nuovo cardine veniva poggiata tutta la Carta e muoveva allora i primi passi un'altra idea della sovranità. Condivisa, esercitata in più sedi: multilivello, come si dice ora. Si poteva progettare un altro mondo grazie alla scelta di rinunciare alla guerra, al suo ripudio come strumento abituale della potenza sulla scena internazionale. Nasceva la sovranazionalità. Ne sarebbero usciti un altro mondo e un'altra Europa.

Adesso Massimo D'Alema teorizza - dopo l'innovativa stagione del nuovo atlantismo scolpito nelle Carte del Nuovo Concetto Strategicodella Nato e a suon di bombe sui Balcani - l'inattualità dell'articolo 11 della Costituzione. Stando a svariati ed univoci resoconti giornalistici, quelle formulazioni sarebbero frutto di un'altra età, in cui i conflitti venivano scatenati «tra stati e non per la sicurezza degli individui». Analoghi e più generali presupposti - fine del bipolarismo e della deterrenza - nutrono la teorizzazione della «guerra preventiva» sostenuta dalla nuova amministrazione americana capitanata da Bush II. E il senso preciso della battaglia in corso in questi giorni al consiglio di sicurezza dell'Onu non è già la contrapposizione tra queste posizioni e il ricorso alla forza amministrata secondo le formulazioni contenute nel capitolo VII della Carta delle Nazioni unite. La questione vera aperta dalla nuova dottrina strategica statunitense e dall'intervento pronunciato da Bush all'assemblea dell'Onu nel primo anniversario dell'11 settembre è se, nel risolversi all'intervento contro l'Irak, tutta l'Onu non debba in realtà convertirsi alla «guerra preventiva», all'intervento armato per azzerare una minaccia supposta o futura: insomma ad una radicale riscrittura delle regole che dal secondo dopoguerra ad oggi hanno provato a reggere le sorti del mondo e i rapporti tra le nazioni. Quel che in realtà è in ballo in queste ore al Consiglio di sicurezza dell'Onu è se tutta l'organizzazione non debba convertirsi al principio, affermato letteralmente nella nuova dottrina strategica statunitense, secondo cui «la migliore difesa è un buon attacco». Ovvero se, di fronte al terrorismo, non debba divenire norma internazionale il principio rivendicato dalla destra americana circa il diritto di ognuno negli Usa a portare armi: «spara per primo, se ti guarda storto, se sospetti possa farti del male».

Massimo D'Alema non può non sapere - come ha già evidenziato Pietro Ingrao - che il suo intervento si inscrive in realtà in questo orizzonte. In una agenda che già prevede, per il prossimo summit della Nato a Praga del 21 e 22 novembre, la riformulazione del già vecchio «Nuovo Concetto Strategico», con la costituzione di un Corpo di intervento rapido per volare - come recentemente illustrato dal ministro della difesa Usa Rumsfeld - ovunque nel mondo contro il terrorismo, ovvero in azioni di guerra preventiva. Anche per queste progettate innovazioni varrebbe la regola fatta valere per il Nuovo Concetto Strategico del 1999 e per le cosiddettte operazioni «non articolo 5» ovvero al di fuori dell'area atlantica? Anche per queste innovazioni si negherebbe che si tratta di modifiche ai trattati istitutivi della Nato - oltre che di un vulnus all'articolo 11 della Costituzione - da non sottoporre perciò all'esame sovrano del Parlamento?

Infine, l'on. D'Alema, membro della commissione affari costituzionali della camera, non può non sapere che presso quella commissione è già iniziato l'esame di una proposta di riforma dell'articolo 11 della Costituzione, avanzata dai deputati della Lega e promossa da Bossi all'indomani della recalcitrante approvazione del trattato di Nizza. In questa proposta - in verità alquanto informe - si ipotizza che «ulteriori limitazioni di sovranità» dovranno essere «approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera» e sottoposte automaticamente, anche laddove non vi fosse conflitto, mobilitazione o dibattito, a referendum confermativo, validato dalla «maggioranza degli aventi diritto». Ovvero, referendum obbligatori che in assenza di quorum porterebbero alla mancata ratifica di trattati europei e internazionali, o magari al mancato recepimento di direttive comunitarie o sovranazionali ecc. Laddove si accedesse a questo nuovo ordito normativo, non è irrealistico prevedere una parossistica accelerazione di un generale processo di delegittimazione, quando non una sostanziale secessione dell'Italia dal mondo, un anacronistico rinchiudersi in vecchi confini. Proprio mentre il globo diventa pane e companatico di vita e politica.

Per ora la proposta della Lega va avanti nel silenzio e nell'imbarazzo di tutte le altre forze politiche. Intanto, per altri canti e su ben più serie ed epocali emergenze, altre voci, tra cui quella di Massimo D'Alema, s'aggiungono a quanti hanno posto nel `mirino' l'articolo 11 della Costituzione.

Chissà chi fa da apripista. Forse è il caso - viste le esperienze passate - di premunirsi per tempo nei confronti degli apprendisti stregoni di turno.